A SPASSO NEL TEMPO
L’INFLUSSO DELLA PRODUZIONE WAGNERIANA NELLA CINEMATOGRAFIA DEL 900
Irizea Alessia
L'eredità di Richard Wagner nella cinematografia del Novecento si manifesta innanzitutto
attraverso l'adozione di strutture formali del dramma musicale da parte dei “maestri” del
cinema classico e dei teorici della narrazione di carattere epico. Il legame tra l'opera
wagneriana e la nascita del linguaggio filmico non è una semplice coincidenza cronologica: i
primi registi del cinema muto e i padri della scuola sovietica e tedesca videro nella musica
del compositore il” manuale d'uso” per elevare il cinema da curiosità tecnica a forma d'arte. Il
concetto di "melodia infinita", che in Wagner rompeva la rigida distinzione tra recitativo e
aria, divenne nel cinema classico il flusso ininterrotto del montaggio, dove la musica e
l'immagine non si fermano mai, creando una tensione emotiva costante che avvolge lo
spettatore dall'inizio alla fine del film.
I registi della prima metà del 900, operando nel panorama del sinfonismo tardo-romantico,
compresero che il "Leitmotiv" era lo strumento perfetto per dare coerenza a racconti
complessi e popolati da numerosi personaggi. Nelle grandi produzioni dell'epoca d'oro di
Hollywood, la musica assunse la funzione di narratore onnisciente, ereditata direttamente
dall'orchestra wagneriana che, pur restando invisibile, spiegava al pubblico le intenzioni
segrete dei protagonisti o i richiami ad eventi passati. Questa tecnica permise al cinema di
superare la bidimensionalità dello schermo, fornendo una profondità psicologica che la sola
immagine non avrebbe potuto veicolare. Oltre all'aspetto musicale, l'influsso wagneriano si
riflette nella concezione monumentale della scenografia e dell'illuminazione. Il cinema
classico ha mutuato da Wagner l'idea che ogni elemento visivo debba essere carico di
simbolismo e contribuire all'atmosfera della narrazione come le inquadrature ampie, l'uso
drammatico delle ombre e la recitazione enfatica. In questo contesto, l'opera d'arte totale si
traduce nella figura del “regista-demiurgo” che controlla ogni singolo aspetto della
produzione, esattamente come Wagner esigeva il controllo assoluto su libretto, partitura,
scenografia e regia dei propri drammi, definendo così la figura moderna dell'autore
cinematografico.
L'impiego delle composizioni originali di Richard Wagner all'interno delle colonne sonore
cinematografiche non è quasi mai un semplice riempimento estetico, ma un atto di citazione
che serve a caricare l'immagine di una potenza mitica ma anche tragica. La melodia
wagneriana per eccellenza nel cinema è senza dubbio la “Cavalcata delle Valchirie" (da Die
Walküre), utilizzata in modo seminale da Francis Ford Coppola in "Apocalypse Now”.
In questo contesto la musica non è solo un sottofondo, ma diventa un'arma psicologica: il
contrasto tra il rigore eroico della fanfara wagneriana e l'orrore della guerra del Vietnam crea
un effetto di alienazione che è diventato uno dei momenti più alti della storia del cinema. Lo
stesso brano era già stato utilizzato nel cinema muto, ad esempio in “Nascita di una
nazione” di Griffith, per sottolineare l'impeto della cavalleria dimostrando come Wagner sia
stato il primo fornitore di "musica d'azione" per il grande schermo.
Un altro tema fondamentale è il “Preludio di Tristano e Isotta”, celebre per il suo "accordo di
Tristano" che sospende la risoluzione armonica creando un senso di desiderio infinito.
Nel cinema, questo brano è stato scelto per rappresentare l'amore folle e inappagato. In
quest'ultimo caso, la musica di Wagner accompagna l'intera narrazione della fine del mondo,
trasformando l'apocalisse in un evento estetico di proporzioni colossali dove la musica
diventa il cuore pulsante di una catastrofe inevitabile.
La capacità di Wagner di esprimere l'anelito verso la morte e l'assoluto attraverso la melodia
ha reso il "Tristano" il brano d'elezione per ogni regista che voglia esplorare il confine tra
amore e distruzione. “Il Lohengrin”, in particolare il “Preludio all'Atto I” è stato invece spesso
utilizzato per evocare una dimensione sacra o di purezza ultraterrena.
C. Chaplin ne fece un uso magistrale ne “Il grande dittatore”: durante la scena in cui il
dittatore danza con il mappamondo, le note di Wagner sottolineano il delirio di onnipotenza.
Qui la melodia serve a creare un contrasto stridente tra la bellezza sublime della musica e la
ridicola mostruosità del personaggio, dimostrando la visione del linguaggio wagneriano nel
commentare la Storia.
Questo utilizzo dimostra che le melodie di Wagner funzionano nel cinema come amplificatori
di significato: esse portano con sé secoli di cultura europea e una struttura solida così densa
da trasformare ogni sequenza filmica in un'esperienza di Opera d'Arte Totale.

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