BIZZARRERIE
Erik Satie e la neurodivergenza
La storia della musica è piena di personaggi straordinari, ma pochi riescono a competere con Erik Satie per originalità e stranezza.
Nato in Francia nel 1866, Satie fu compositore, pianista, scrittore, umorista involontario e, secondo molti suoi contemporanei, uno degli uomini più eccentrici mai comparsi nella vita culturale parigina. Oggi è ricordato soprattutto per le sue celebri Gymnopédies, brani delicati e malinconici che ancora vengono utilizzati in film, documentari e colonne sonore. Tuttavia, la sua vita privata era forse ancora più sorprendente della sua musica.
Fin da giovane mostrò un carattere insolito. Gli insegnanti del Conservatorio di Parigi non avevano una grande considerazione di lui. Alcuni lo giudicavano svogliato, altri semplicemente incapace di seguire le regole accademiche. In realtà il problema era un altro: Satie sembrava vivere in un mondo tutto suo.
Con il passare degli anni sviluppò una serie di abitudini estremamente particolari. Una delle più famose riguardava il suo guardaroba. A un certo punto acquistò numerosi completi di velluto assolutamente identici tra loro e iniziò a indossarli quotidianamente. Gli amici finirono per soprannominarlo "Il Gentiluomo di Velluto". Nessuno sapeva se fosse una scelta estetica, una comodità o una vera e propria necessità psicologica.
Le stranezze non si fermavano all'abbigliamento. Satie percorreva ogni giorno lunghissime distanze a piedi, spesso da solo, seguendo tragitti quasi rituali. Amava ripetere le stesse azioni, frequentare gli stessi luoghi e mantenere una routine estremamente prevedibile. In molte occasioni mangiava sempre gli stessi alimenti, preferibilmente di colore bianco: uova, latte, riso, cocco, zucchero e rape. Questa dieta monocromatica contribuì ad alimentare la sua fama di personaggio bizzarro.
Uno degli aspetti più curiosi riguarda il suo appartamento ad Arcueil, un piccolo sobborgo di Parigi. Satie vi abitò per circa ventisette anni senza permettere praticamente a nessuno di entrarvi. Nemmeno gli amici più stretti conoscevano l'aspetto della sua casa.
Quando morì nel 1925, gli eredi e alcuni conoscenti entrarono finalmente nell'abitazione e rimasero sbalorditi. Trovarono centinaia di oggetti accumulati nel corso degli anni: montagne di fogli, appunti, lettere, disegni, spartiti sconosciuti, vestiti, giornali e decine di ombrelli. Alcuni manoscritti risultarono così importanti da consentire la riscoperta di opere che nessuno sapeva esistessero.
Naturalmente sarebbe scorretto formulare una diagnosi psicologica su una persona vissuta oltre un secolo fa. Tuttavia diversi studiosi hanno osservato come alcuni suoi comportamenti ricordino caratteristiche che oggi associamo ai disturbi ossessivo-compulsivi o ad alcune forme di neurodivergenza: la ricerca della ripetizione, le routine molto rigide, gli interessi specifici e l'attenzione quasi maniacale per determinati dettagli.
Ciò che rende la storia di Satie particolarmente interessante è che queste peculiarità non gli impedirono di creare arte. Anzi, potrebbero aver contribuito alla nascita di un linguaggio musicale completamente nuovo.
In un'epoca dominata dai grandi compositori romantici, che scrivevano opere monumentali e piene di emozioni travolgenti, Satie percorse la direzione opposta. Cercò la semplicità. Eliminò il superfluo. Compose melodie essenziali e ripetitive che anticiparono di decenni il minimalismo contemporaneo.
Anche il suo senso dell'umorismo era fuori dal comune. Sugli spartiti inseriva istruzioni assurde destinate agli esecutori. Al posto dei tradizionali "forte" o "piano" si potevano leggere indicazioni come: "con la punta del pensiero", "molto bianco", "aprire la testa", "come un usignolo con il mal di denti". I musicisti non sapevano se ridere o disperarsi.
Satie sembrava divertirsi a prendere in giro le convenzioni artistiche e sociali. In un mondo che pretendeva serietà, lui rispondeva con l'ironia. In un ambiente che premiava la grandiosità, lui sceglieva la semplicità. In una società che chiedeva conformismo, lui coltivava con orgoglio la propria diversità.
Forse è proprio questo il motivo per cui la sua figura continua ad affascinare ancora oggi. Dietro le strane abitudini, gli ombrelli accumulati e i completi identici, si nascondeva una persona che non aveva paura di essere diversa.
La storia di Erik Satie ci ricorda che ciò che appare strano in un'epoca può diventare innovazione in quella successiva. Molte delle caratteristiche che i suoi contemporanei consideravano difetti o eccentricità si trasformarono infatti nella sorgente della sua creatività.
Anonimo

Commenti
Posta un commento